"La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali"
- Gandhi -
- Delfinia... il rifugio dei delfini.
- Ciao a tutti da Delfinia. Questo blog pesca tante notizie interessanti e curiose dalla "rete", come le diverse chicche sui delfini e il mondo dei cetacei, i problemi del mondo marino e talvolta acchiappa anche notizie su altri animali belli e misteriosi che popolano lo stupendo mare blu. Dagli stravaganti Cavallucci marini, alle variopinte Stelle fino alle martoriate Tartarughe. Il blog è nato con l'intenzione di promuovere il mio libro "Delfinia", che rappresenta tutti gli ideali e le passioni che mi appartengono, ma con l'andare del tempo mi sto facendo coinvolgere moltissimo da tutte le informazioni che inserisco nel blog, per cui ora le vorrei condividere, approfondire e commentare con voi al fine di creare un progetto sicuramente ambizioso e importante, quello di scuotere qualche coscienza. Il libro raccoglie già molte di queste notizie e vuole trasmettere un messaggio di speranza e di amore verso il nostro mondo, e se riuscirò a trasmetterlo anche attraverso questo blog ne sarei molto orgogliosa. A tutte le goccioline di coscienza che collaboreranno con me, un sentito grazie.
lunedì 13 luglio 2009
Noi come i delfini, possiamo sconfiggere la cecità facendo schioccare la lingua
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venerdì 29 maggio 2009
L'estate delle meduse Avvistate a milioni


Dalla Corsica alla Liguria una colonia lunga 10 chilometri
Il pilota della Marina militare francese l’ha scambiata per una chiazza di petrolio. Troppo estesa, per essere altro, ha pensato. Quando però è giunta sul luogo dell’avvistamento una motovedetta, la sorpresa: si trattava di una enorme, immensa colonia di meduse. Una «macchia» lunga quasi 10 chilometri, larga dai 10 ai 100 metri, che fluttuava a Nord del «dito» della Corsica, a 20 miglia dallo scoglio della Giraglia.
Così, qualche giorno fa, è scattato l’allarme. Dove andrà a parare questa minaccia? In realtà, si tratta di migliaia di «barchette di San Pietro» (il nome scientifico velella-velella), meduse piccole con un diametro oscillante tra i 2 e 7 centimetri, trasparenti e con i riflessi azzurri e verdi, e dal potere urticante minimo. Gli esperti di correnti hanno previsto lo spiaggiamento tra Costa Azzurra e Versilia, con i venti da Sud; in Corsica e Sardegna con la tramontana.
Per qualcuno, le propaggini della colonia sarebbero già giunte in Liguria. Dove sono 15 giorni che si susseguono gli avvistamenti. E così anche in Toscana, a Capri. E nel Nord della Corsica, mentre non sarebbero ancora arrivate in Sardegna. L’allerta è scattata però in Spagna: sono state avvistate decine di «caravelle portoghesi», una medusa oceanica (entra da Gibilterra) ben più pericolosa della «barchetta di San Pietro»: ha lunghissimi tentacoli che rilasciano aculei particolarmente urticanti e che hanno il potere di far abbassare la pressione sanguigna con il rischio di collasso. Allarmi su allarmi, che si rincorrono. E che fanno temere un’altra estate dal tuffo difficile. Come quella di due anni fa. Con una domanda di fondo: le meduse sono in aumento nel Mediterraneo? «È un’ipotesi, ma non ci sono le prove, perché non possiamo contare su dati storici», spiega Alessandro Giannì, biologo marino, direttore delle campagne Greenpeace. «Non sappiamo se è effettivamente è aumentato il loro numero oppure se ci sono più allarmi perchè il mare è più frequentato».
Pochi giorni fa, da Barcellona, l’Istituto di Scienze Marine ha messo in guardia sullo spopolamento delle nostre acque: meno pesce, più meduse. Più o meno come aveva predetto una decina di anni fa un biologo: continuando a pescare senza regola nel Mediterraneo (e altrove), questo l’assunto, sarebbero venuti meno i predatori, quindi le prede, e dunque i «competitor» delle meduse, che sarebbero proliferate. «Nel Mediterraneo non ci sono dati certi che provino questo scenario. Vi sono invece per le acque della Namibia, Giappone e Antartide» spiega Giannì. Dunque, l’ipotesi non può essere esclusa. L’ambientalista parla di «alterazione dell’eco-sistema». Le meduse sono avvistate sempre più sottocosta: «Ma sono fatte per stare al largo. Vuol dire, allora, che il corso delle correnti è mutato». Poi, vi sono altri fattori: l’inquinamento, i cambiamenti climatici, appunto la pesca «Stiamo parlando di un equilibrio delicato: se ci sono meno pesci che si cibano di meduse, come quello azzurro e il pesce luna, oppure le tartarughe, ma soprattutto se ci sono sempre meno pesci che si cibano di plancton, alimento principe delle meduse, diminuisce la mortalità di queste ultime e ci sono le condizioni favorevoli perché possano riprodursi e proliferare» spiega Giannì. Il rimedio? «Smetterla col saccheggio del mare, istituire riserve sottocosta, ma anche al largo» dice Greenpeace. Prima che sia tardi.
giovedì 28 maggio 2009
Parchi marini: in Australia il più grande del mondo
lunedì 25 maggio 2009
Il codice di condotta in mare quando si naviga in presenza dei cetacei
Milazzo, 23/05/2009 Quest'estate, quando andrete per mare con la vostra barca, o ne noleggerete una, siate responsabili e non dimenticate che nel mare vivono tanti animali che risentono notevolmente dell'intenso traffico nautico che son costretti a sopportare durante tutto l'anno ma soprattutto nei mesi estivi.
Siate rispettosi!
Ricordate di osservare sempre il seguente codice di condotta, in particolare in caso di presenza di delfini e balene. http://www.youtube.com/watch?v=U3_6vTuM0G0 Buon vento!
domenica 24 maggio 2009
Dall'orso allo stambecco, ecco le specie a rischio
In occasione della "Giornata mondiale della biodiversità" dell'Onu, che sarà celebrata domani 22 maggio, il Wwf stila la lista di tutte le specie animali a rischio estinzione nel nostro Paese. Oggi, lamenta Michele Candotti, direttore generale del Wwf Italia, "si arriva addirittura a proporre di riaprire la caccia a specie simbolo delle nostre vette alpine, come lo Stambecco". Questa specie, sottolinea, "ha registrato il crollo di alcune popolazioni, la mortalità più alta a livello di subpopolazioni negli ultimi anni, con flessioni numeriche in alcuni contesti alpini da rabbrividire".
E questo nei confronti di un animale che forse più di altri è "il simbolo di uno dei maggiori sforzi di conservazione promossi dal nostro paese", sottolinea Candotti. Nell''800, ricorda, lo Stambecco era infatti "praticamente estinto in tutta Europa" e solo grazie all'iniziativa italiana, con un intervento legislativo specifico di un sovrano piemontese, questa specie fu protetta. Oggi, invece, "lo si vuole cancellare in nome di una libera caccia scevra da serie valutazioni scientifiche".
Ma a essere a rischio non è solo questa specie: in gioco c'è la sopravvivenza di tanti altri animali Ecco, specie per specie, la lista degli animali considerati a rischio nel nostro Paese.
Orso: di questo mammifero oggi si contano "piccole e ridotte popolazioni" che vedono ogni giorno di più contrarsi il loro habitat i loro boschi, frammentato da strade, minacciato da nuovi insediamenti sciistici e abitativi, tagliati per fare spazio a nuovi terreni agricoli e per finire messi a serio rischio da una cattiva gestione della caccia e vittime di quel veleno che mani incoscienti continuano a spargere nei nostri ambienti. Esemplari stimati: 20-25 individui sulle Alpi, 60 sugli Appennini.
Lontra: Le infrastrutture viarie che hanno negli ultimi anni frammentato i loro ambienti sono diventate delle barriere, e oggi questo animale è diventato una delle vittime illustri delle auto nel vano tentativo di spostarsi da un fiume ad un altro. Esemplari stimati: 220-260, distribuiti lungo i fiumi del centro sud.
Lupo: ancora oggi il bracconaggio rappresenta la prima minaccia per questa specie, ritenuta responsabile di presunti danni causati al bestiame domestico. Da non sottovalutare poi la perdita di identita' genetica causata dall'ibridazione con i cani randagi, problemi ai quali si accostano la frammentazione e degrado dell'habitat che sta consumando gli ambienti più adatti a questa specie. Per questo animale le ultime stime di densità parlano di un numero che dai 500 agli 800 esemplari.
Stambecco alpino: per il Wef à senza dubbio "una delle specie simbolo dell'arco alpino, testimonial di una rinascita" nello scorso secolo a partire da un'unica popolazione residua che rimaneva nel 1920 all'interno del territorio del parco nazionale Gran Paradiso. Oggi ha riconquistato una parte del suo antico territorio, ma le nuove popolazioni sono "piccole e sofferenti" a causa di una bassissima variabilità genetica, e di una particolare vulnerabilità della specie agli stress ambientali e di natura antropica. Il surriscaldamento del pianeta sembra avere la capacità di influire sulla mortalità dei piccoli di ungulati consentendo di affermare, sostiene il WWf, "come questa specie sia tra quelle in crisi a causa dei cambiamenti climatici". Esemplari stimati: circa 30 mila su tutto l'arco alpino, di cui almeno un terzo in Italia.
Capriolo italico: come per il lupo, anche per questa specie il bracconaggio continua a rappresentare una seria minaccia, alla quale si aggiungono la frammentazione dei suoi territori e una rete di strade montane che arrivano fino nel cuore dei piu' importanti boschi per questa specie. Come per il lupo, anche qui si assiste ad una "sempre piu' evidente" perdita della specificità genetica dovuta a ibridazione con la sottospecie europea utilizzata in passato per i programmi di reintroduzione scopo caccia. Esemplari stimati: meno di 10 mila.
Aquila del Bonelli: poche coppie sempre più assediate dall'avanzata delle infrastrutture umane che stanno modificando un ambiente un tempo ricco di conigli e alte potenziali prede, e oggi povero, con scarse risorse alimentari e con sempre più insistente il fenomeno del bracconaggio che sembra volere condannare all'estinzione questa specie nel nostro paese. Esemplari stimati: 10-12 coppie.
Capovaccaio: le aride steppe mediterranee, il suo habitat naturale, sono "scomparse quasi del tutto" e con loro si sta rarefacendo sempre di più il piccolo avvoltoio degli egizi. Inoltre "una politica irresponsabile" ha negli ultimi anni permesso la nascita di centrali eoliche o di linee aeree vicino agli ambienti rupicoli frequentati minacciano seriamente gli ultimi esemplari. Capi stimati: 10 coppie (dati del 2005)
Pernice bianca: per il Wwf "forse una delle piu' importanti vittime dei cambiamenti climatici", vittima di un ambiente che troppo velocemente si va modificando alterando la stagionalità. Per la specie grava poi "una caccia irrazionale ed irresponsabile che non sembra valutare la crisi che la specie sta affrontando". Oggi si rischia "l'estinzione in pochi anni", avverte l'associazione. Esemplari stimati: 5.000-9.000 coppie
Gallina prataiola: non una gallina ma un parente stretto della nobile gru. Legata a steppe e agli ambienti agricoli e' minacciata dalla trasformazione di questi ecosistemi determinati dall'abbandono delle pratiche agricole e zootecniche. Esemplari stimati: circa 350 coppie.
Anatre mediterranee: quattro specie di anatre "rare" frequentano gli ambienti umidi del Mediterraneo: Moretta tabaccata, Anatra marmorizzata, Gobbo rugginoso e Fistione turco. Oggi, denuncia il WWf, "sono sempre più rare e alcune estinte in Italia". La trasformazione degli ambienti umidi dovuti alle bonifiche e al consumo del suolo hanno ridotto queste bellissime specie sull'orlo dell'estinzione in tutto il bacino del Mediterraneo. Esemplari stimati: 10.30 coppie di Moretta tabaccata, circa 10 coppie di anatra marmorizzata, 30-35 coppie di fistione turco e "alcuni" individui reintrodotti di gobbo rugginoso
Pelobate fosco: il Wwf la ritiene "vittima illustre" della progressiva scomparsa di ambienti umidi residuali e dalla bonifica agricola e dal consumo del suolo che ha interessato tutta la nostra pianura padana. Oggi le poche popolazioni rimaste sono al limite con piccole popolazioni soggette ad impoverimento del proprio patrimonio genetico.
Pesci delle acque interne: nei fiumi e nei laghi italiani vivono ben 48 specie di pesci, le principali minacce sono legate all'artificializzazione dei corsi d'acqua che vengono spesso ridotti a dei tubi di cemento, alle captazioni sempre più massicce di ogni corso d'acqua e all'immissione di specie estranee che finiscono per sostituire le nostre specie.
Tartarughe marine: Ormai in Italia depongono le loro uova in pochissimi luoghi costieri e il numero dei nidi è esiguo. Questo a causa dell'estesa antropizzazione delle coste e del conseguente disturbo alle femmine che vogliono deporre, alle uova in incubazione e hai piccoli appena nati, fino ad arrivare a situazioni di estremo degrado dell'habitat in cui la spiaggia stessa è scomparsa. Nel mare le tartarughe sono ancora presenti, e i mari Italiani sono particolarmente importanti, ma le catture accidentali in attrezzi da pesca minacciano la sopravvivenza delle popolazioni mediterranee.
martedì 19 maggio 2009
Pescato nelle acque del Gargano un raro esemplare di Tartaruga Verde

Un esemplare di Chelonia Mydas, o Tartaruga Verde, è stato pescato accidentalmente ieri al largo di Mattinata in una battuta di pesca con rete a strascico, nel Gargano, ed è ora affidato al Centro di Recupero Tartarughe marine di Legambiente nell’oasi di Lago Salso, nel parco nazionale del Gargano.
La Tartaruga pesa 4,5 Kg, è lunga 33,5 cm e larga 31,3 cm e si trova al centro di recupero per essere sottoposta a tutte le indagini necessarie a valutarne le condizioni di salute e per le attività di ricerca. Il ritrovamento di esemplari di Chelonia Mydas è un evento piuttosto raro nel Mediterraneo. Secondo dati pubblicati dalla Regione Puglia nel decennio 1996-2006 sono stati segnalati solo 12 esemplari appartenenti a questa specie lungo le coste pugliesi. I Centri di Recupero della rete Tartanet hanno censito soltanto due esemplari di Chelonia Mydas nel periodo 1999-2009: uno a Gallipoli (Le) nel 2008 e uno a Loano (Savona) nel 1999.
La Tartaruga Verde vive negli oceani e raramente è stata osservata nel Mediterraneo, se non lungo le coste africane: la Chelonia Mydas sembra infatti preferire le acque più fredde del nordeuropa. Può raggiungere 300 Kg e 1,5 m di lunghezza del carapace che solitamente presenta un colore verde-bruno con disegni e marmorizzazioni, mentre il piastrone è molto chiaro. Vive nella fascia litoranea, ma in occasione della migrazione periodica verso le zone di deposizione può spingersi in mare aperto compiendo spostamenti anche di 2000 Km.
giovedì 7 maggio 2009
Le reti fantasma sono i killer degli oceani
mercoledì 22 aprile 2009
Earth Day 2009
Saluti a tutti!!!Oggi 22 Aprile 2009 è la Giornata della Terra, verrà celebrata in tutto il mondo con tante e diverse manifestazioni.
Nel mio piccolo vi offro questa immagine che ho copiato dal sito www.focus.it e per divertirvi inserisco il trailer del nuovo film Disney Earth.
A presto e baci, baci, baci...




